di Tullio Luccarelli


Capitale del mare, Sede dei giochi del mediterraneo: Taras polis a porte aperte.

Taranto punta sullo sviluppo sostenibile. La città, sede dell’acciaieria di proprietà dello stato (Acciaierie d’Italia), vive i primi passi per una nuova visione della città.

Nel gennaio 2020, il sindaco del capoluogo jonico, Rinaldo Melucci, assieme alla giunta comunale, ha dato il via al progetto denominato “Ecosistema Taranto”. Tale progetto vede la città di Taranto protagonista e al centro di un percorso di rinascita, di riconversione ecologica, di resilienza e di trasformazione economica. L’idea nasce dalla volontà del sindaco di distaccarsi dalla logica dell’acciaio che ha da sempre accompagnato, infaustamente, la città ionica, sede dagli anni ’60 del siderurgico più grande d’Europa, l’ex ILVA.

La volontà della giunta, coadiuvata dal polo jonico dell’università degli studi di Bari e da ASviS è quella di rendere la città protagonista e al centro di un percorso di rifioritura, basando questo ambizioso piano sull’Agenda 2030  e sugli obiettivi del Green Deal europeo, cui piano d’azione prevede, tra altre cose, l’efficienza delle risorse passando a un’economia pulita e circolare, il ripristino della biodiversità, la riduzione dell’inquinamento e la decarbonizzazione del settore energetico. Moltissimi i progetti che si legano a questa visione di nuova “polis” per Taranto, come il recupero dell’Isola Madre, la città vecchia, attraverso interventi mirati al restauro di antichi palazzi o alla valorizzazione di quella che è a tutti gli effetti la vera Taranto (grazie anche all’iniziativa “case a un euro”), facendo diventare così il borgo antico una meta appetibile per il turismo o la creazione di una green belt tarantina, una cinta verde attorno la città, attraverso una riqualificazione del centro urbano e l’impianto di un milione di alberi nuovi; questi progetti sono stati presentati dall’assessore all’urbanistica, Ubaldo Occhinegro, in occasione del festival dello sviluppo sostenibile promossa da ASviS, il 30 settembre 2020.

In correlazione a questi interventi materiali, “Ecosistema Taranto” ha come obiettivo finale quello di infondere, nella città ionica e di getto alla provincia tutta, una nuova forma mentis, grazie anche alle nuove vesti che la città vuole ricoprire, come città sede dei XX Giochi del Mediterraneo che si terranno nel 2026. Taranto è la prima città in Italia che redige i progetti seguendo i target dell’agenda 2030; questo unicum nazionale non è un caso che si manifesti nella città dei due mari, vittima dell’inquinamento sfrenato dell’industria, prima pubblica, poi privata e adesso nuovamente pubblica.

Una città cui popolazione cerca una via alternativa (grazie alla spinta di persone e associazioni come “Peacelink” di Alessandro Marescotti, all’ambientalista e fondatore di “VeraLeaks” Luciano Manna, “Giorgioforever” e “Genitori tarantini”, al “Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti” nato nel luglio 2012 che organizza “Uno maggio Taranto libero e pensante”, al compianto e mai dimenticato Alessandro Leogrande), disillusa e stanca da anni di immobilismo locale e nazionale. Una città che chiede un modo di pensare il quotidiano in tensione verso il futuro, in cui i tre pilastri dell’economia, della società e dell’ambiente possano coesistere tra loro, esattamente come un ecosistema. Se vi è un cambio di marcia educativo efficace solo allora Taranto potrà definirsi città ecosostenibile, solo così la città dei due mari non sarà più un “diamante spezzato” come Pier Paolo Pasolini l’aveva definita nel ’59, ma il diamante tornerà integro.