di Giulia Margherita Bernardi


Come tutti ormai sappiamo, l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 non solo ha messo a dura prova la resistenza della società durante la quarantena, ma ha anche messo in ginocchio l’economia globale. Le grandi aziende come Calzedonia, Gucci, Prada, Valentino per esempio fin da subito si sono attivate per riconvertire la loro produzione: dagli abiti firmati e dall’intimo, all’unisono hanno iniziato a produrre mascherine. Tutti uniti per fare fronte a una necessità e per continuare a dare lavoro. L’Italia però è costellata anche di medie e piccole imprese che, per sopravvivere, si sono reinventate, riconvertite, per aiutare in qualche modo medici, infermieri e operatori impegnati a far vincere la battaglia contro il coronavirus alle persone colpite.

Isinnova, un’azienda bresciana di consulenza, è stata contattata da un ex primario per fronteggiare la scarsità di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva attraverso la maschera da snorkeling Easybreath. Infatti con una valvola di raccordo al respiratore studiata appositamente e chiamata Charlotte una semplice maschera è diventata una maschera respiratoria d’emergenza. La valvola Charlotte è stata prodotta tramite stampante 3D e Isinnova ha scelto di condividere gratuitamente, con chi ne avesse le competenze e i mezzi, il file per poterla realizzare, aumentando in questo modo gli aiuti per gli ospedali.

Sempre nel settore della stampa 3D, l‘azienda WASP non solo produce stampanti 3D ed è parte attiva nella ricerca per questo settore, ma tra le sue specializzazioni c’è anche la stampa 3D medicale. In questa emergenza sanitaria WASP ha ideato “My face mask”, una mascherina con filtro intercambiabile che si può stampare da una scansione 3D del volto che si può fare anche con un cellulare. Tramite il programma “My face Mask Blender add-on” si modella la mascherina al proprio volto e si procede alla stampa, processo che dura un paio d’ore, in base al materiale scelto. Questa mascherina è riutilizzabile e disinfettabile; inoltre il suo filtro può essere cambiato e si può scegliere un filtro adatto alle proprie esigenze. Un altro prodotto di quest’azienda romagnola è “My space helmet”, un casco protettivo e ventilato che isola chi lo indossa dall’aria esterna. Il tutto è pressurizzato in modo tale che niente possa entrare.

Simile a quanto creato da Isinnova, ma destinato alla gente comune e non all’ambiente ospedaliero, è l’adattatore brevettato dalla Mestel Safety, azienda genovese specializzata nella stampa di prodotti in gomma per l’attrezzatura subacquea. Infatti il principio è stato lo stesso, cioè usare la maschera da snorkeling Easybreath, però in questo caso si tratta di applicarvi un adattatore: così si può utilizzare un filtro, trasformando la funzione della maschera. Si tratta sempre di un dispositivo di emergenza, questa volta utilizzabile da tutti.

Grafica Veneta invece, impresa impegnata nella stampa, si è riconvertita per produrre delle mascherine di emergenza che sono poi state distribuite nella regione, in attesa delle mascherine certificate. In questo modo si è offerta una prima protezione dal contagio.

Anche piccolissime imprese o singole persone hanno offerto il loro contributo per poter fronteggiare questa emergenza sanitaria producendo mascherine non solo utilizzando tessuto-non tessuto, ma anche riciclando abiti in cotone non più utilizzati.

Nonostante questa pandemia abbia messo in difficoltà l’economia, chi ha potuto ha dato il proprio contributo per superare gli ostacoli che essa ha apportato. E queste aziende sono solo un piccolo esempio tra le moltissime altre che in Italia si sono reinventate durante il Covid-19.