di Beatrice Caprioli


Amore per il paesaggio e attenzione al tema ambientale: questa la mission del Fondo Ambiente Italiano.
Dopo oltre trent’anni di operato, Marina Senin Forni, bolognese, presidente uscente del FAI dell’Emilia Romagna, ha accettato di concederci una breve intervista, in cui si racconta. E ci racconta cosa abbia significato per lei, donna italiana, farsi portavoce e promotrice del rispetto, dell’amore per il proprio Paese: un unicum in cui patrimonio d’arte, natura e paesaggio sono inscindibilmente legati, e per questo non possono essere pensati se non in costante rapporto gli uni con gli altri. Questa è l’anima del FAI, che nasce nel 1975 sul modello del National Trust britannico, come interprete privilegiato di quel virtuoso proposito di tutela enunciato un quarto di secolo prima nell’articolo 9 della Costituzione Italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

BC: Buongiorno Presidente. Ci può dire in poche parole cos’è il FAI, qual è la sua storia e quali sono i suoi scopi?

MSF: Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, è una fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975, sul modello del National Trust, con il fine di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano. Nasce da un’idea suggerita a Giulia Maria Mozzoni Crespi da Elena Croce, al seguito della dismissione del Corriere della Sera da parte della stessa. L’architetto Renato Bazzoni, da sempre sensibile alle problematiche legate al paesaggio italiano, la affiancò con grande passione e competenza nella costruzione dell’ambizioso progetto.

BC: Qual è la sua vicenda personale? Quando si è avvicinata per la prima volta al FAI e perché? Ci sono state delle personalità guida che l’hanno condotta ad occuparsi del patrimonio nazionale?

MSF: Io da sempre ho avuto interesse ad approfondire la conoscenza del patrimonio artistico, forse per la quotidiana vicinanza all’espressione artistica, essendo figlia di una pittrice. Fu Gaetano Maccaferri, nel 1988, a propormi di affiancarlo nella proposta di sviluppo della delegazione FAI di Bologna, che nasceva proprio in quell’anno, dopo che Giuseppe Gazzoni Frascara aveva partecipato come fondatore alla costituzione del FAI nel 1975.
Mi sono dedicata con grande passione a questo compito, soprattutto dopo aver conosciuto e frequentato assiduamente Giulia Maria, personalità carismatica, affascinante e bizzarra. Dalla sua visione ho assunto costanti spunti di riflessione che mi hanno indicato un percorso di impegno che mi ha accompagnato lungo tutti i 32 anni nel corso dei quali ho prestato la mia attività al FAI. Purtroppo Giulia Maria é mancata quest’anno, a 96 anni, e si è spenta una luce importante, di cui tutti soffriamo enormemente la mancanza.

BC: Qual è stato il suo ruolo in questi lunghi anni e quali erano gli aspetti che le stavano più a cuore?

MSF: Dal 1988 al 2021 sono passata dal ruolo di vice capo delegazione, a quello di presidente FAI Emilia Romagna negli ultimi 10 anni. Ruolo che ho lasciato a fine 2020, per trasferirlo a Carla di Francesco, già soprintendente regionale per l’Emilia Romagna. Durante il mio incarico, ho cercato di ampliare la consistenza della base di iscritti al FAI, che ora in regione raggiungono i 18.000; ho costituito nuove delegazioni in tutti i capoluoghi, oltre a numerosi Gruppi che fanno capo ai Giovani e ai Comuni non capoluoghi, creando una rete diffusa e capillare in tutta l’Emilia Romagna, che ora rappresenta per numero di iscritti la quarta regione in Italia.
Ho sempre ritenuto fondamentale sviluppare una rete che avesse come base la condivisione della mission del Fai, alla luce di quelli che erano i principi che la nostra fondatrice ci aveva istillato: amore per il paesaggio e preoccupazione per il tema ambientale che, come si è visto, è ora giustamente dominante in tutti i settori; e questo lei l’aveva già previsto tanti anni fa…

BC: Ha notato dei mutamenti nel corso del suo trentennio di presidenza?

MSF: Tanti sono stati i mutamenti nel corso del trentennio. Direi che il FAI, pur mantenendo sempre la sua configurazione giuridica di Fondazione, con una governance verticistica, sempre di più avverte la pressione dell’importante numero della base degli iscritti e dei numerosissimi volontari che prestano con la massima generosità il proprio contributo di tempo e professionalità. Da élite di iscritti, si è giunti ora a quasi 200.000 soci, che ogni anno rinnovano la loro iscrizione al FAI, contribuendo ai tanti impegni che il Fondo deve svolgere operando a favore dei Beni di sua proprietà.

BC: Qual è stata l’ultima acquisizione del FAI che l’ha vista coinvolta in prima persona?

MSF: Più volte, nel corso della mia presidenza, abbiamo avuto proposte di beni nella regione, ma finora non si è ancora concretizzato nulla; ma sono fiduciosa che, nel prossimo futuro, si arrivi a vedere nascere anche nella nostra regione un bene FAI!

BC: Qual è il rapporto tra il Fondo Ambiente Italiano e l’ambiente tout court? Quali sono, a suo vedere, le possibilità di interscambio tra queste due realtà?

MSF: Questa è una domanda che mi tocca da vicino, in quanto mi sono sempre orientata con la massima attenzione ai temi ambientali; e ancor più negli ultimi anni, piuttosto che al recupero e restauro del patrimonio monumentale, che richiede anch’esso i nostri sforzi.
Ma, come sempre predicava Giulia Maria, la nostra Terra non si “restaura”; una volta persa, come la stiamo perdendo, non la si recupera… E sono felice che questo percorso, da lei indicatoci, stia riscuotendo da parte della governance del FAI nuova attenzione e partecipazione. Ce lo chiedono i nostri Giovani sempre più sensibili a questi temi. Tanto più ora, che tutti soffriamo di una pandemia che trova origine anche nel disastro ambientale e nel depauperamento della biodiversità.