di Giorgia Laudati


Creativa e determinata, Emma Taveri è la fondatrice di Destination Makers, società di consulenza che promuove e valorizza destinazioni, con particolare attenzione verso le aree meno note. Nata nel 2014, questa startup si occupa non solo di marketing territoriale, ma anche di incoraggiare uno sviluppo territoriale sostenibile a livello economico e ambientale, secondo strategie condivise e partecipate dalle comunità locali.

Le abbiamo fatto qualche domanda sulla sua esperienza e sul presente e futuro del turismo in Italia.

Partiamo dalla tua storia: le tue radici, la decisione di partire e la tua esperienza all’estero e per grandi aziende.
Sono nata nell’84 a Brindisi che in quegli anni era una città complessa con un’alta densità di criminalità causata dal fenomeno del contrabbando. La mia è un’onesta famiglia di imprenditori che mi ha garantito un ambiente protetto, ma a 18 anni sentivo il bisogno di una realtà che mi fornisse stimoli e fosse aperta all’innovazione, e a Brindisi non riuscivo a vedere un futuro. Così mi sono iscritta al corso di Economia del Turismo a La Sapienza e durante gli studi ho iniziato a lavorare per TTG, azienda leader nell’ambito fieristico nel turismo, vivendo tra Roma e Milano. Una volta completati gli studi, ho avuto l’opportunità di trasferirmi a Londra, lavorando prima al World Travel Market e poi, dopo un periodo di ricerca, da TripAdvisor come Destination Marketing Sales Planner. Nei tre anni in cui ho ricoperto questa posizione, ho avuto modo di approfondire il mondo digital e ciò che c’è dietro il turismo online. Nel 2012 sono poi diventata Sales and Marketing Manager presso Isango! che era uno dei pionieri nella “vendita di esperienze”. Potrei definire la mia quindi come una formazione in divenire che mi ha consentito di avere una visione complessiva del mondo del turismo: partendo dall’azienda di trasporto marittimo di famiglia, ho lavorato nel settore fieristico, poi in quello del digitale e infine del marketing territoriale e del turismo esperienziale.

Cosa ti ha spinto a tornare in Italia, e a Brindisi in particolare?
Avevo sempre pensato che un giorno sarei voluta rientrare in Italia: si parla tanto del fenomeno dei cervelli in fuga, ma qualcuno rimane a rendere migliore questo Paese? Verso la fine del 2012, sentivo che con le competenze acquisite sarei potuta tornare in Italia e dare il mio piccolo contributo. Ovviamente avevo un po’ di timore nel lasciare la posizione raggiunta, anche perché non sapevo ancora bene cosa fare al rientro. Però io sono dell’idea che nella vita le occasioni vadano create, così ho iniziato a contattare il mio network e ho realizzato, con l’aiuto di altre persone, un video per ringraziare gli organizzatori del BTO per questo evento unico che rappresenta un momento di raccolta e confronto nel settore del turismo in Italia. Infatti al BTO, e in particolare a Giancarlo Carniani, devo moltissimo perché è stato un po’ il mio faro, una delle realtà innovative italiane a cui guardare al mio rientro.
A gennaio 2013, sono quindi tornata a Brindisi sapendo che volevo fare qualcosa per la mia città in termini di marketing territoriale, anche se non avevo ancora un piano preciso. Volevo convertire il brand negativo legato a Brindisi con un brand positivo che presentasse la città come meta turistica. Ho fondato allora Brindisi is My Destination con la quale negli anni ho organizzato eventi di formazione, vinto bandi anche europei, ospitato travel bloggers, ma forse soprattutto aggregato persone del territorio. E finalmente l’anno scorso abbiamo vinto un bando della Regione Puglia che ha trasformato questa realtà in una rete di 15 imprese tra le quali c’è anche Destination Makers.

Arriviamo a parlare di Destination Makers. Com’è nata e com’è evoluta nel tempo?
Mentre Brindisi is My Destination cresceva, varie persone hanno cominciato a chiedermi “perché non esporti il format anche in altri territori?”. Con quest’idea è nata nel 2014 Destinazione Makers come società di consulenza boutique per promuovere forme di turismo sostenibile e lo sviluppo di destinazioni “minori”. Infatti, il contributo che offriamo è sia in ambito di strategia e management sia in ambito marketing, con un approccio tailor-made e una particolare attenzione allo sviluppo locale. Nel nostro lavoro, preferiamo focalizzarci su pochi progetti alla volta e lavorare in prima persona sui territori per entrare davvero in contatto con le comunità locali ed elaborare con loro strategie condivise. Il tutto con un occhio di riguardo al digitale e un approccio imprenditoriale. Ad oggi lavoriamo in Italia e in Europa, abbiamo avviato numerose collaborazioni e vinto 3 bandi europei COSME.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato in questo percorso? Quali le più grandi soddisfazioni?
Per quanto riguarda le difficoltà, bisogna innanzitutto ricordare che nei territori ci sono tanti attori con esigenze diverse che è difficile far dialogare tra loro. Cittadini, operatori locali, politici e viaggiatori hanno bisogni e tempi differenti e ci vogliono delle competenze specifiche per farli incontrare. Se ciò non avviene, si incorre in uno spreco di risorse agevolato da una mancanza di monitoraggio dei processi avviati. Purtroppo, in questo settore in Italia, spesso manca un approccio imprenditoriale: il turismo non è considerato un business e viene gestito in modo diverso dal pubblico e dal privato, mentre sarebbe bello vedere più collaborazione e partnership tra questi due tipi di realtà.

Da parte nostra, stiamo cercando di diffondere una nuova filosofia di turismo andando nelle destinazioni per far capire che un approccio diverso è possibile. Con la nostra realtà giovane, che usa termini diversi e propone più attenzione al mondo online, cerchiamo di mostrare le potenzialità dei nuovi modi di fare turismo e le opportunità di un marketing al passo con i tempi. Spesso non è facile far comprendere quanto il mercato sia cambiato, ma diversi enti ne sono sempre più consapevoli e ci danno fiducia. E quando la diffidenza iniziale diventa fiducia da parte delle comunità dove lavoriamo, andando a creare dei bellissimi rapporti, questa è una delle nostre più grandi soddisfazioni. Ad esempio, al momento stiamo lavorando a un progetto nelle Dolomiti del Veneto, dove stiamo connettendo il territorio con il mercato portando le esperienze dei più importanti brand del turismo. Nel farli parlare con comunità locali, abbiamo visto nascere la fiducia di queste persone nella nostra capacità di portare risultati concreti.

Tutto ciò crea reti positive di persone, organizzazioni ed enti, testimoniate dall’aumento dei territori che ci contattano per avviare nuovi progetti in Italia e all’estero e da importanti collaborazioni con brand leader del settore. Per me è una grandissima soddisfazione vedere il nome di Destination Makers, nata e cresciuta esclusivamente con le forze del nostro team, accanto a importanti marchi del turismo ed essere invitata come speaker per eventi di rilievo internazionale. A questo proposito, far parte del comitato scientifico del BTO di Firenze è un importante riconoscimento personale e quest’anno ho avuto l’onore di aprire la manifestazione assieme a professioniste che stimo moltissimo, sono ancora emozionata mentre ne parlo.
Ecco, tutti questi aspetti sono ciò che ci gratifica e ci dà la forza di andare avanti nonostante le difficoltà di un lavoro entusiasmante ma complesso.

Cosa pensi quindi del futuro del turismo in Italia?
Secondo me, dobbiamo studiare e lavorare tanto per non rischiare di rimanere indietro. Parliamo molto del grande potenziale che abbiamo, ma in tantissimi territori non riusciamo a convertirlo in un’economia reale e in benessere stabile per le imprese. Ciò avviene perché spesso manca una strategia dedicata e perché non formiamo adeguatamente i nostri operatori a un mercato in continua evoluzione.
Per rendere il nostro Paese competitivo, c’è bisogno di una strategia elaborata a livello nazionale, di un percorso condiviso e di confronto tra pubblico e privato, di prendere ispirazione dalle buone pratiche internazionali e locali (ne esistono ma hanno bisogno di sostegno). Inoltre, dobbiamo iniziare a gestire il turismo con un approccio imprenditoriale, monitorando successi e insuccessi e soprattutto analizzando il ritorno sugli investimenti nel marketing, che deve essere affidato e persone competenti e con esperienza. Il mercato è sempre più digitale e questo offre nuove opportunità, ma ci sono realtà attive e attente che le stanno già intercettando, offrendo online destinazioni come esperienze. Bisogna imparare a valorizzare la presenza nel mercato di big player come Airbnb, Booking, TripAdvisor, Expedia – solo per citarne alcuni – avviando collaborazioni e partnership per il marketing dei territori, così da fornire know-how e costituire canali privilegiati di co-marketing, sviluppo e commercializzazione. Per essere presenti nel mercato attuale, dobbiamo lavorare non solo sulla nostra offerta e sulla qualità dei servizi, ma anche sul modo di presentare queste informazioni ai clienti quando cercano e prenotano.
Sono fiduciosa che ciò possa avvenire, ma c’è tanto lavoro da fare.

Abbiamo parlato della tua esperienza e del futuro dell’Italia. Qual è il consiglio che ti senti di dare ai giovani?
C’è una frase di Gandhi che ripeto sempre anche a me stessa, e cioè “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Ecco, questo è il mio consiglio: fate, siate voi il cambiamento, non aspettate che sia qualcun altro a fare le cose per voi. Dobbiamo informarci, cercare di capire, studiare, leggere, leggere in inglese, seguire persone interessanti e contattarle, guardare oltre. Nelle classifiche leggo sempre di esempi internazionali, perché non possiamo esserci noi? Perché non dobbiamo ambire a diventare molto più bravi degli altri? Bisogna avere l’ambizione di rendere migliore questo Paese, smettendo di lamentarsi e facendo, sperimentando, costruendo e insistendo, con intraprendenza e creatività.