di Anna Druda


La Capitale italiana della cultura è stata istituita nel 2014, da un’idea del Ministro dei Beni culturali e del turismo Franceschini, a seguito della proclamazione della città di Matera a capitale europea della cultura 2019. 

L’iniziativa ha tra gli obiettivi quello di incoraggiare e valorizzare l’autonoma capacità progettuale e attuativa delle città, affinché venga recepito il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita e lo sviluppo economico. 

Il processo che si snoda attorno alla Capitale italiana della cultura determina una valorizzazione di tutte le città che prendono parte alla gara, al di là della vincitrice, mettendo in moto un meccanismo virtuoso e attrattivo.

Il titolo di Capitale italiana della cultura è – di norma – conferito per un anno, eccezion fatta per il 2021: a causa della pandemia infatti, Parma godrà del titolo per due anni, con la speranza che le restrizioni e le nefaste conseguenze della pandemia cedano il passo ad eventi, manifestazioni e occasioni di socialità che sono mancate. 

Il processo di selezione prevedere un termine entro cui presentare le candidature per i due anni successivi, il bando lanciato dal MiBACT prevede l’invio di una domanda corredata da un dossier contenente il programma delle attività culturali. A seguire, una giuria selezionerà massimo dieci progetti finalisti, che verranno chiamati a presentare un secondo, dettagliato e approfondito dossier di candidatura. 

Tra questi, la giuria proporrà al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo due città Capitali italiane della cultura, una per anno, che godranno ciascuna di un finanziamento fino a un milione di euro per la realizzazione delle attività. 

Negli anni passati il titolo è stato assegnato a: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; a Mantova nel 2016; a  Pistoia nel 2017; nel 2018 è stata la volta di Palermo e nel 2019 non è stata nominata, dal momento che è stata scelta quale Capitale europea della cultura, Matera, come ricordato.

È già stato stabilito, inoltre, che il titolo di Capitale italiana della cultura per il 2023 sarà conferito alle città di Bergamo e Brescia, al fine di promuovere il rilancio socio-economico e culturale dell’area sovra-provinciale maggiormente colpita dall’emergenza Covid. Le due città hanno ideato un progetto unitario di iniziative finalizzato a migliorare e implementare la fruizione del patrimonio culturale.

I benefici per la vincitrice, come è prevedibile, non si fermano all’erogazione del finanziamento: essi si riverberano sul settore culturale e l’economia ma anche sullo sviluppo turistico e sulla fruizione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, dei territori e delle città vincitrici.

I risvolti economici positivi della nomina a Capitale della Cultura cominciano a manifestarsi un paio di anni prima dell’evento e non si esauriscono con la sua fine ma continuano almeno per cinque anni. A fare da traino assoluto – in una situazione di normalità – il turismo, oggi duramente piegato dall’emergenza sanitaria.

A titolo d’esempio, Palermo, Capitale della cultura 2018, ha avuto una ricaduta economica diretta di circa 16 milioni e 300 mila euro: le spese sostenute dai visitatori arrivati in città per assistere ai tantissimi eventi in cartellone. Complessivamente si sono svolti 2.700 eventi per un investimento complessivo di circa 39 milioni di euro, con il coinvolgimento di oltre trenta partner.

A Pistoia, Capitale nel 2017, l’iniziativa ha avuto un impatto sullo sviluppo turistico, promozionale e reputazionale della città tra i 7,9 e i 9,9 milioni di euro, a fronte dei 150mila euro spesi per l’acquisto di pubblicità a pagamento. Notevoli le ricadute sui flussi turistici, +20% su base annuale, che sono proseguiti nel primo trimestre del 2018 con una crescita degli arrivi del 4,1%.

Attenzione però, una gestione responsabile è necessaria e doverosa, ma non scontata: è capitato che i fondi del Mibact non arrivassero o arrivassero con grande ritardo. D’altra parte, c’è anche il rischio che riqualificazioni accelerate stravolgano l’autenticità delle città. 

La particolarità di Procida – vincitrice per l’edizione del 2022 – ad esempio, oltre alle sue bellezze paesaggistiche, sta proprio nell’aspetto incontaminato e candido con cui si presenta e che rischia di venire deturpato da flussi turistici che potrebbero diventare estremi, se non governati con intelligenza e lungimiranza.

Il pericolo di trasformazioni sconsiderate nelle città “riqualificate”, la perdita dell’anima collettiva dei piccoli borghi sono senza dubbio possibilità, quando si ha a che fare con grandi progetti di recupero e rilancio, proprio come nel caso dei programmi di trasformazione urbana, culturale e sociale legati alla Capitale italiana della cultura ma… da grandi poteri, derivano grandi responsabilità e confidiamo che il nostro Paese continuerà ad essere all’altezza del suo patrimonio culturale ed artistico.