di Sara Coppola


Grazie alla sua bellezza magnetica e alla sua storia travagliata, il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer I” è ad oggi uno dei dipinti di Klimt più famosi al mondo. Anche conosciuto come “La dama d’oro”, questo quadro è infatti divenuto simbolo della Vienna secessionista, protagonista di una delle epoche più affascinanti di sempre. 

È sullo sfondo di questa città a cavallo tra ‘800 e ‘900 che prende vita “La bellezza rubata”, romanzo storico della giornalista e scrittrice americana Laurie Lico Albanese. I personaggi che animano la vicenda sono due donne, Adele Bloch-Bauer e Maria Altman, il cui destino è unito da legami di sangue e da un dipinto, la cui storia ha rivoluzionato il diritto dell’arte. In un flusso continuo di analessi e prolessi, la trama si articola sui loro pensieri e vicende. 

Adele è una donna brillante e tenace, mecenate delle arti e importante figura nel panorama intellettuale del suo tempo. Il suo salotto è teatro di accese discussioni sui temi più disparati e arditi, ai quali partecipavano sia donne che uomini della società viennese. Animata da un pressante desiderio di affermazione di sé e sfidando le opprimenti convenzioni sociali dell’epoca, che impedivano alle donne di coltivare la loro sfera intellettuale, fatica tuttavia a conciliare sessualità e femminilità, perché tormentata dall’impossibilità di avere figli. La tensione freudiana tra queste due dimensioni è ben presente nell’arte di Klimt e nei dipinti in cui la stessa Adele è protagonista. La sessualità prorompente della “Giuditta” diventa più sottile e delicata nel suo celebre ritratto d’oro. Essa è visibile nella forma delle labbra piene, nello sguardo profondo, nella dolce curva delle spalle e nell’intreccio delle mani, ma è affiancata dalla sfera della femminilità e della fecondità, simboleggiata dagli occhi di Horus di cui è ornato il vestito. La breve vita di Adele prende forma nelle pagine del romanzo, creando un intreccio di esperienze personali, riflessioni ed emozioni che trovano nell’arte una fonte di conforto e di speranza, per sé e per gli altri. 

Questo capolavoro di Klimt è il filo rosso che congiunge il suo vissuto con quello della nipote preferita, Maria. Pur avendo perso la zia quando ancora era bambina, cresce con la presenza costante della sua persona, alimentata dall’amore dello zio e marito di Adele, l’imprenditore Ferdinand Bloch. Le vicende della Seconda Guerra Mondiale costringono Maria a fuggire dalla sua città natale, abbandonando il patrimonio dei Bloch-Bauer per cercare una nuova vita in America. Il passato della sua famiglia è tuttavia un ricordo indelebile e bussa alla porta alla fine degli anni ’90. I cavilli burocratici, che per decenni avevano impedito la restituzione delle opere d’arte rubate dai nazisti durante la guerra, caddero grazie ad una legge promulgata dal Parlamento austriaco nel ’98. Quest’ultima impose una maggiore trasparenza riguardo le procedure di acquisizione e restituzione delle opere ai legittimi proprietari e fu grazie ad essa che Maria poté reclamare il dipinto dell’amata zia, oggi esposto alla Neue Galerie di New York. Al termine del conflitto il quadro era infatti divenuto proprietà dello Stato austriaco, poiché la stessa Adele volle donarlo alla Galleria del Belvedere di Vienna dopo la sua morte. Venne però tralasciato un importante dettaglio: benché la giovane donna avesse espresso i propri desideri circa la destinazione del dipinto, la cosiddetta “Monna Lisa austriaca” era in realtà di proprietà del marito Ferdinand Bloch e dei suoi discendenti.  

La battaglia legale che ha reso nota la figura di Maria Altmann e che ha reso ancora più celebre il ritratto di Adele Bloch-Bauer, è una pietra miliare nella storia del diritto dell’arte. Questa vicenda ha fortemente animato l’opinione pubblica del tempo e ancora oggi suscita commenti e riflessioni. Tuttavia, questo è un romanzo storico e, nonostante le legittime licenze poetiche dell’autrice, la storia si conclude mostrando al lettore una grande verità: quali che siano state le vicende che hanno reso famoso il quadro e indipendentemente dalla sua ubicazione, esso incarna un concetto di arte che ha reso indimenticabile un’epoca grazie al genio di Klimt e allo spirito che ha animato la Secessione viennese. L’arte è frutto delle passioni umani e, pertanto, non sarà sprecata se verrà condivisa.