di Sofia Baroncini


Nel momento storico straordinario che stiamo vivendo, l’attualità si fa sempre più spazio nelle vite intime di ognuno. In aggiunta, l’interconnessione fisica, comunicativa e virtuale che caratterizza il mondo globalizzato aumenta la risonanza di singoli eventi. Mai come oggi un avvenimento di per sé fugace può diventare virale e scatenare forti reazioni. Proprio sull’onda delle ondate estremiste – razziste ed antirazziste – cui abbiamo assistito negli ultimi mesi proponiamo la lettura di uno squisito pezzo di letteratura, con lo scopo di promuovere una riflessione coinvolgente e tuttavia lucida sul tema della discriminazione.

Il buio oltre la siepe di Nelle Harper Lee porta il lettore a giochi d’infanzia di quasi un secolo fa compiuti dalla protagonista Jean Louise Finch in Alabama, nel sud degli Stati Uniti d’America. La descrizione sognante dei membri della cittadina tra giochi infantili e storie paurose rivela da subito il carattere della piccola: intelligente e vivace, è una ragazzina che non riesce a confinarsi nelle occupazioni destinate alle donne negli anni ’30, cresciuta assieme al fratello dalle letture intellettuali del padre. 

Dopo aver permesso ai lettori di ambientarsi nella realtà della cittadina di Maycomb, la narratrice introduce a poco a poco l’evento che richiamerà tutta l’attenzione dei personaggi, ispirato a fatti autobiografici cui l’autrice ha assistito nella propria infanzia. Al padre e avvocato Atticus viene affidato un caso d’ufficio che tutti i suoi colleghi avrebbero rifiutato: la difesa in un’aula di tribunale di un uomo di colore accusato di violenza verso una donna bianca. La narrazione segue i ritagli di ciò che i fratelli vengono a sapere della vicenda osservando i comportamenti del padre nelle ore sempre più esigue che egli trascorre a casa e cercando di spiare ciò che fa quando non è con loro. Con un candido sguardo curioso e familiare viene descritta con coerenza tutta l’evoluzione del processo. La figura di riferimento del padre Atticus, che agisce in modo mite ma tuttavia fermo, insegna ai figli ed ai lettori il fatto che valori fondamentali come la giustizia e l’uguaglianza si esprimano attraverso una fermezza non conclamata. Il signor Finch si caratterizza così come un eroe quotidiano che agisce con la consapevolezza di non poter vincere contro una cultura secolare e, pur sapendo ciò, agisce comunque secondo i propri principi.

Proprio la semplicità del tono narrativo rende unico questo racconto. Anziché parlare di un caso di razzismo con un forte tono di denuncia, qui la realtà viene interamente esposta tramite gli occhi della bambina conferendo un sapore di quotidianità, trasmettendo come battaglie di per sé eclatanti siano avvenimenti vissuti ed affrontati da persone comuni.

L’immediatezza con cui fenomeni complessi come il razzismo vengono proposti rendono il libro diretto, comprensibile e adatto ad ogni età: un caposaldo che suggeriamo di leggere almeno una volta nella vita, bagaglio culturale che ci permette di comprendere e affrontare gli stessi eventi di discriminazione e paura verso l’altro che, a distanza di un secolo, accadono ancora.