di Riccardo Pasquali


Svariate fonti negli ultimi mesi hanno riportato che sempre più persone residenti in città hanno scelto di spostarsi, almeno provvisoriamente, verso zone e contesti che rendano meno gravosa la convivenza con la pandemia. I principali indicatori di quella che è, a tutti gli effetti, una brusca inversione di tendenza provengono dal mercato immobiliare, che registra un boom senza precedenti nelle richieste di abitazioni immerse nella natura e lontane dai grossi centri abitati, sempre più attrattive e desiderabili.

In molti ora si interrogano sull’avvenire delle metropoli, e qualcuno prova ad ipotizzare scenari e sviluppi. In questo senso, CittàdalFuturo è senza dubbio uno degli esempi più interessanti nel panorama italiano. Inaugurato lo scorso novembre, il progetto nasce da un’idea di Davide Agazzi, Matteo Brambilla e Stefano Daelli, tre professionisti con background diversi ma uniti dall’intento di investigare le motivazioni profonde di questa crisi e porre le basi per le future città.

Gli autori partono da una considerazione non scontata: l’attuale situazione sta solamente amplificando un meccanismo già in moto da prima dell’emergenza sanitaria. Le avvisaglie di un rapporto sempre più teso fra persone e spazio urbano già c’erano: il processo di gentrificazione, pur mascherato dal benessere generale, ha accresciuto le asimmetrie e disuguaglianze sociali, spingendo negli anni sempre più persone ad abbandonare le città, a causa di costi e standard di vita insostenibili. Con le limitazioni imposte dal virus, la forbice fra ciò che la città chiede, in termini di sforzi e rinunce, e ciò che dà in cambio, fra opportunità e benefici, si è allargata eccessivamente per troppa gente, e la forza attrattiva delle metropoli si è arrestata.

Fatta questa premessa, si provano ad individuare gli stili di vita emergenti in rapporto alla fiducia riposta nelle città e al grado di autonomia dal contesto urbano.
Il risultato è un’intrigante mappa di prototipi e personas del cittadino del futuro, che vanno dal raccoglitore di lavoretti, disposto a vivere di espedienti pur di non rinunciare a realizzare i suoi sogni, al pioniere dei margini, che ha trasferito le sue radici lontano dalla città, trovando nuovi stimoli e opportunità. Il momento corrente si configura come un crocevia fondamentale, da cui dipende la direzione che le città, costantemente attraversate da forze e impulsi contrastanti, intraprenderanno. Gli autori ipotizzano quattro possibili alternative: la città Acropoli, elitaria e sofisticata; la città Irregolare, caotica ma ricca di spunti e potenziale creativo; la città Leggera, iperconnessa e virtuale; la città Contrada, di prossimità e provinciale.

Si tratta chiaramente di modelli estremizzanti e, ad ora, utopici, con rimandi quasi calviniani, ma dotati di una grande forza immaginifica, in grado di mettere in luce tutte le contraddizioni e i paradossi delle città.
L’intento di CittàdalFuturo è stimolare una riflessione sul destino dello spazio urbano, in un momento in cui mai come prima esso è incerto e in discussione. Non a caso, il progetto è stato concepito fin dall’inizio come una call to action, con cui si invita chiunque interessato ad unirsi al dibattito e a inviare i propri contributi. Per raccoglierli, i promotori hanno predisposto un’apposita sezione, SegnalidalFuturo, su cui viene pubblicata periodicamente una rassegna di articoli, paper, video, podcast e qualsiasi altro contenuto segnalato dagli utenti come indizio sui possibili trend dell’urban lifestyle. Un’opportunità per guardare, d’ora in avanti, con un occhio più critico e consapevole le città in cui viviamo.