di Chiara Angioni


Le imprese non possono più voltare le spalle e ignorare l’impatto delle proprie attività produttive sui diritti umani e l’ecosistema: questa è la posizione del Parlamento europeo, che ha chiesto alla Commissione l’adozione di una direttiva circa la responsabilità delle imprese in materia di danni all’ambiente e violazione dei diritti sociali, sindacali e del lavoro. 

La politica ambientale è infatti uno dei principali settori in cui si estrinseca l’azione dell’Unione Europea, ed il perseguimento dell’obiettivo dello sviluppo sostenibile nella determinazione e nella realizzazione di tutte le altre politiche ed azioni comunitarie rappresenta ormai un obiettivo imprescindibile per le Istituzioni europee. 

La direttiva europea sulla human rights and environmental due diligence dovrebbe imporre a tutte le imprese – dal settore petrolifero e dell’agroalimentare, ai rivenditori di moda e ai produttori di elettronica – l’obbligo di attivare un processo di due diligence volto a identificare, prevenire, mitigare e rendere conto degli impatti negativi, reali o potenziali, su diritti umani e ambiente nei loro scambi commerciali globali e lungo le loro catene del valore, che spesso coinvolgono altre società, subappaltatori, fornitori e altre diversificate relazioni commerciali.

Cosa si intende quindi con due diligence? Il concetto di human rights due diligence non è nuovo. I Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani (i cosiddetti “UNGPs”), adottati nel 2011, indicano la due diligence come un principio operativo finalizzato a mettere in pratica tutte le misure proporzionate e commisurate a scongiurare impatti negativi della attività imprenditoriale sui diritti umani, sull’ambiente o sulla buona governance. 

Finora le normative vigenti presentano un carattere esortativo e volontario, inoltre la legislazione nazionale degli Stati membri in materia non è uniforme e questo, oltre a non garantire la parità di condizioni per le imprese che operano all’interno dell’Unione, può provocare squilibri a livello di concorrenza tra imprese. Secondo uno studio della Commissione Europea solo il 37% delle imprese ha messo in atto la due diligence in materia di tutela di diritti umani e ambientali, dimostrando la necessità di un approccio più stringente sulla responsabilità di impresa. 

L’obiettivo è inoltre quello di includere nelle imprese soggette alla futura normativa anche quelle con sede extra-UE che vogliano accedere al mercato europeo e che saranno tenute a dimostrare il rispetto degli obblighi di dovuta diligenza in materia di ambiente e diritti umani.

Emerge dunque l’estrema importanza di tale intervento, in quanto estendendo la portata della dovuta diligenza lungo tutta la filiera, l’Ue può esercitare un’influenza positiva nel mondo nella lotta al cambiamento climatico e gli abusi dei diritti umani.

La Corte di Giustizia definì in una sentenza del 1985 la tutela dell’ambiente come “uno degli scopi essenziali della Comunità” ed è chiaro che rappresenta una delle sfide che l’Europa unita è oggi chiamata ad affrontare: come affermò Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà”. 

FONTI

https://www.altalex.com/documents/news/2021/03/30/diritti-umani-dovere-di-diligenza-e-responsabilita-delle-imprese