di Valentina Valcarenghi


#CONTAMINATI è un’analisi attenta e frizzante su un fenomeno che sta interessando sempre di più il nostro mondo, che l’autore definisce “la risposta umana all’era dell’algoritmo”: in sostanza, come possiamo collaborare con un mondo sempre più automatizzato e digitalizzato? Argomento più che mai attuale nel contesto di accelerazione digitale che abbiamo vissuto nei mesi appena trascorsi e con cui ci confronteremo.

Il punto sta nella capacità di saper “mettere a sistema” il nostro bagaglio di conoscenze, esperienze, network e passioni per creare nuovi scenari ed essere connettori tra mondi apparentemente lontani, imparando a “danzare tra le connessioni”. 

Se ci pensiamo, la natura intrinseca dell’uomo è essa stessa interdisciplinare: crescendo molti la serbano come un tesoro prezioso, altri la dimenticano. I grandi innovatori per eccellenza erano degli splendidi esemplari di contaminati, basti pensare a Leonardo da Vinci.

È a partire dalla rivoluzione industriale che l’attenzione si sposta sugli specialisti che la società plasma e premia, sino ad arrivare poi agli iper-specialisti

Concetto che di massima non è sbagliato: #CONTAMINATI non vuole esaltare i cosiddetti masters of none o superficiali ma, forse ancora di più in questo momento storico, essere degli iper-specialisti non è più sufficiente. Ricordiamo inoltre che ad oggi i migliori iper-specialisti del mondo sono gli algoritmi, dunque macchine e non uomini. 

L’autore delinea quattro aree specifiche in cui l’iper-specializzazione dell’algoritmo fatica ad arrivare: si parla di link learning, l’attitudine di costruire ponti tra i saperi; network inclusion, la capacità di mettersi a cavallo di culture differenti; complex problem solving e creative hacking. Tutte aree in cui l’uomo gode di potenzialità elevatissime.

Si tratta dunque di scardinare il canonico paradigma di specializzazione? In parte sì. È bene che lo specialista si contamini, andando sì in profondità, ma imparando ad osservare anche all’esterno della sua comfort zone. In sostanza siamo di fronte ad un cambiamento culturale che richiede consapevolezza e attenzione. La contaminazione non è un trend ma una vera e propria necessità che sta interessando vari ambiti: è ben noto il caso del sistema scolastico finlandese che da anni ha abbandonato il concetto di insegnamento per compartimenti stagni, favorendo l’interdisciplinarietà, il co-working e l’inclusività, arrivando a superare il concetto stesso di classe.

Un modello eccezionale!

Richiesta direttamente dal mercato del lavoro è invece la LIS (London Interdisciplinary School) che, lanciata a marzo 2019, offre un percorso di studi ibridato tra scienza e discipline umanistiche. La scuola britannica elargisce un unico corso di laurea Bachelor of Arts and Sciences (BASc) con l’obiettivo di sviluppare la capacità di risolvere i problemi complessi.

Quali saranno i vantaggi di tale approccio? Un notevole aumento della creatività nonché della competitività aziendale, ad esempio. La contaminazione è inoltre fondamentale per creare valore aggiunto, qualcosa che solo l’umano può elaborare. Chi si contamina, ci ricorda l’autore, ha maggiori possibilità di creare nuovi scenari e trovare soluzioni spesso inaspettate, la chiave di volta che ha attraversato e attraversa secoli e continenti è la curiosità.

È tempo di “contaminare” questo articolo con una nota personale: sono da sempre un’avida lettrice. Ho iniziato a collezionare libri, costruendomi una mia biblioteca personale all’età di 13 anni. Scrivo da sempre, to do list, liste di libri da leggere, film da vedere, viaggi da organizzare. Ho conosciuto Giulio durante il mio percorso di studi, lui docente, io alunna. Ho seguito con attenzione la lezione di quel giovane ragazzo formatore-musicista rock-esperto di strategie digitali. Ricordo che ci invitò quel pomeriggio stesso ad eseguire un esercizio di scrittura. Lo feci. Capì da poche righe che scrivevo. Non mi fregio certo di essere considerata un’autrice, ma scrivevo e scrivo diari e storie di viaggio, e Giulio lo intuì. Mi esortò ad esplicitarla apertamente nel mio cv, oltre che nel sommario di LinkedIn, così come mi convinse ad aggiungere un’ulteriore nota personale: la mia passione per il ciclismo, ma più ancora per il cicloturismo.

A posteriori posso assicurare che quella nota apparentemente stravagante e fuori dagli standard di un curriculum tutto concentrato su studi, ricerche e seminari accademici mi ha permesso non solo di connettermi con persone con la mia stessa passione, ma è stato alla base di fruttuosi colloqui per future collaborazioni lavorative.

Grazie Giulio per questo splendido saggio e per aver esplicitato in modo chiaro e forte il più importante dei risultati…svegliarsi la mattina con il sorriso largo e l’animo leggero.

Creiamo corti circuiti! Divertiamoci e contaminiamoci!

Buona contaminazione a tutti!