di Chiara Angioni


Negli ultimi mesi uno dei temi al centro della vexata quaestio sulla gestione della pandemia è stato quello riguardante le scuole e i trasporti, soprattutto per il sovraffollamento a bordo dei mezzi pubblici osservato in tante città.  La riorganizzazione della mobilità per l’emergenza avrebbe dovuto coinvolgere non solo ministeri e istituzioni locali, ma anche i Mobility managers, o Responsabili della mobilità aziendale, il cui lavoro è adibito alla creazione e gestione di un piano degli spostamenti casa-lavoro presso imprese o enti pubblici. Questa figura professionale presente da tempo in altri paesi europei, ma purtroppo ancora poco conosciuta in Italia, appartiene al novero dei cosiddetti “green jobs”,  letteralmente “lavori verdi”, ovvero quegli impieghi “il cui obiettivo è preservare o ripristinare la qualità dell’ambiente”, secondo la definizione fornita dall’UNEP (United Nations Environment Programme). 

Si tratta di profili professionali finalizzati a salvaguardare la Terra e il suo benessere, determinando così il giusto equilibrio tra la tutela dell’ecosistema e il benessere delle persone, tra economia ed ecologia, termini che sono legati etimologicamente dal quel primo elemento “eco” (dal greco ôikos), cioè “casa comune”. 

La potenzialità dei green jobs è trasversale, non è relativa a uno specifico percorso formativo: le opportunità sono molteplici e varie, milioni di professionisti con competenze e titoli di studio diversi possono rendere “green” il loro lavoro. 

Secondo le stime di Unioncamere-Anpal lo scorso febbraio i green jobs in entrata erano 1 milione 672mila e lo stesso studio ha rilevato che nel 2019 il 78% delle imprese italiane ha richiesto green skills

La domanda di green jobs non è solamente rivolta ai settori classici di fornitura di energie rinnovabili, ma più in generale riguarda il turismo, l’architettura, l’edilizia, l’ingegneria, la biotecnologia, i trasporti, la gestione dei rifiuti, il settore agro-alimentare, quello tessile e della moda. 

Ci sono poi attività, servizi e professioni strumentali alla crescita del settore green, come ad esempio il design per la realizzazione di nuovi eco-prodotti, l’informatica per l’invenzione di nuovi software, il marketing per comunicare il valore ambientale delle imprese e delle relative attività, economisti e legali esperti nella normativa specifica. 

In Italia, il “Decreto Rilancio” ha recentemente potenziato la sovracitata figura del Mobility Manager, in realtà già istituita nel nostro ordinamento nel 1998, allineando il proprio operato agli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette di CO2 entro il 2050 previsti dal Green Deal. È quindi evidente che la mobilità assume un ruolo fondamentale in questo senso, dal momento che un quarto dei gas serra emessi nel territorio europeo è causato dai trasporti. 

Nel contesto odierno, teatro di cambiamenti epocali, il trend delle professioni verdi necessita di essere supportato da adeguati investimenti sull’istruzione e la formazione. Le Università italiane non sono ignare di ciò: attualmente sono 37 i corsi dedicati allo sviluppo sostenibile (9 dei quali avviati nell’ultimo anno) e tale cifra è senza dubbio destinata a crescere. 

La “rivoluzione copernicana” dei nostri giorni è dunque incentrata sullo sviluppo sostenibile, cioè il mezzo che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie.  

Benché in questo momento di crisi sia difficile avere una chiara visione del futuro, l’Italia e l’Europa hanno già intrapreso l’unico percorso possibile, cioè quello rivolto a un nuovo paradigma economico ed occupazionale a favore della sostenibilità. 

Nel 1979 il filosofo tedesco Hans Jonas nell’opera Il principio di responsabilità scriveva: “L’intera biosfera del pianeta è stata aggiunta al novero delle cose per cui siamo responsabili, in quanto su di essa abbiamo potere […] quale genere di obbligo è operante su di essa? È in gioco più che un interesse utilitaristico?” 

Questa è la domanda alla quale ciascuno di noi oggi è chiamato a rispondere.