di Chiara di Giambattista


Nel weekend dal 15 al 17 maggio tredici membri di Culturit, divisi in tre team, hanno accolto la sfida del community partner Officine Italia: riunire giovani, istituzioni, privati, sognatori, visionari in un’unica grande piazza virtuale con l’obiettivo di ridisegnare il futuro del Paese dopo l’emergenza sanitaria. Officine Italia nasce come un gruppo di circa quaranta ragazzi sparsi per il mondo che credono nella missione di progettare insieme il futuro del Paese, partendo da tre macro-temi (o sfide): Talento, Bellezza e Network. Alla fine dei tre giorni di progettazione, una giuria di esperti ha selezionato tra i 254 progetti presentati dai partecipanti di tutta Italia i tre progetti (uno per ogni sfida) considerati più promettenti. Ed è stato proprio uno dei team di Culturit ad aver vinto la sfida Bellezza: il team 38 – composto da Giacomo Forlai (PM del progetto), Caterina Adalio, Alessandra Fioretti e Federica Profeti – ha infatti convinto la giuria con il progetto Agroasta per la valorizzazione del patrimonio enogastronomico del nostro Paese. Abbiamo contattato i membri del team per farci raccontare da loro il progetto. 

La sfida Bellezza di Officine Italia prevedeva tre aree d’interesse: Arte e Cultura, Turismo e Patrimonio Enogastronomico. Come mai avete deciso di soffermarvi proprio su quest’ultima?

ALESSANDRA: abbiamo scelto il settore enogastronomico perché ci è sembrato il più stimolante, mentre sugli altri ambiti già c’era stata occasione di riflettere in altri hackathon legati più prettamente alla cultura museale. La scelta del tema è legata quindi alla volontà di valorizzare un settore che spesso non è strettamente associato all’idea di bellezza. 

Cos’è Agroasta? E a chi si rivolge?

GIACOMO: Agroasta è una piattaforma ideata per il web con la quale ci rivolgiamo ai piccoli e medi produttori della filiera agroalimentare italiana (non solo di frutta e verdura, ma anche altri prodotti tipici come vino, olio, formaggio ecc.) e al bacino di consumatori che preferisce avere un cibo di qualità genuino a km 0 senza spendere eccessivamente. La nostra peculiarità è, oltre al far pubblicità ai prodotti su una vetrina digitale, la vendita delle rimanenze a un prezzo scontato attraverso un sistema d’asta. 

ALESSANDRA: l’idea è di proporre un e-commerce che sia una vetrina di prodotti o produttori piccoli e medi per cui il consumatore durante tutta la settimana può scoprire ed acquistare i prodotti, a prescindere dal concetto delle rimanenze. In un determinato giorno della settimana (ad esempio il sabato mattina) verrebbe lanciata un’asta online in base a delle aree di riferimento geografiche per i consumatori. L’asta è un vero e proprio mercato digitale in cui si ridistribuiscono le rimanenze a partire da una base d’asta minima in un’area territoriale limitata. 

Come avviene il collegamento tra consumatore e produttore?

ALESSANDRA: una delle peculiarità del servizio è il trasporto dei prodotti che sarebbe offerto dall’app stessa attraverso l’acquisto di furgoni elettrici per portare le consegne ai consumatori. Un’altra forma di collegamento con il consumatore è quella virtuale, attraverso la possibilità per gli utenti di lasciare recensioni sulla piattaforma e la presenza di un blog. L’idea è anche di creare uno storytelling intorno ai prodotti, in modo che non vengano solo acquistati, ma “conosciuti” dai consumatori.

FEDERICA: inoltre, in una prospettiva futura, non escludiamo l’idea di dare la possibilità ai consumatori di visitare le aziende in giornate dedicate

L’urgenza della sostenibilità economica, sociale e ambientale è sicuramente da tenere in considerazione per la ripartenza post-Covid del nostro Paese. In che modo Agroasta incontra la sostenibilità?

FEDERICA: uno dei primi obiettivi di Agroasta è sicuramente aiutare i produttori a vendere le rimanenze, combattendo lo spreco alimentare. Oltre a ciò, ci poniamo in linea con l’Agenda degli obiettivi sostenibili 2030, e puntiamo ad essere riconosciuti come una certificazione B Corp. Inoltre, dal punto di vista della sostenibilità ambientale è prevista una selezione dei produttori, che verranno scelti sulla base di alcuni parametri come ad esempio l’impatto sull’ambiente, l’utilizzo delle risorse e le modalità di produzione. A ciò si aggiunge un’attenzione particolare per le modalità di trasporto, che sarà 100% elettrico per ridurre le emissioni di Co2. Un’altra caratteristica che cercheremo di imporre ai produttori sarà quella di offrire un packaging totalmente plastic-free. Per quanto riguarda la sostenibilità economica, abbiamo in mente di trovare un equilibrio tra i ricavi dalle commissioni di ogni transazione ed una possibile quota di iscrizione dei produttori in modo tale da riuscire a sostenerci senza eccessivi investimenti esterni. 

GIACOMO: per quanto riguarda gli obiettivi sostenibili dell’ONU, in particolare facciamo riferimento agli obiettivi numero 2 (achieve food security and improved nutrition and promote sustainable agriculture), 8 (promote a sustainable economic growth), 10 (foster innovation) , 11 (sustainable cities and communities) e 12 (ensure sustainable consumption and production patterns).

Il problema del food waste ha raggiunto livelli preoccupanti su scala mondiale. In Europa esistono realtà come Foodsharing in Danimarca e l’internazionale app Too Good to Go che cercano di arginare il fenomeno. Come Agroasta si potrebbe inserire in questo panorama? E qual è la sua unicità?

ALESSANDRA: la peculiarità principale è che, sebbene la lotta allo spreco sia uno degli obiettivi, essa si inserisce in una più ampia rete di collegamento tra produttori e consumatori. Non si tratta di rivendere prodotti “finali” della ristorazione, ma prodotti agricoli di produttori locali con un meccanismo di consegna peculiare. Al momento sul mercato non esistono dei servizi che allocano le eccedenze dal produttore agricolo direttamente al consumatore. Una società che si occupa di un collegamento simile è La ruche que dit oui in Francia – e recentemente lanciata in Italia – che tuttavia nella sua mission non porta avanti la lotta allo spreco. 

GIACOMO: con altre realtà coinvolte nella lotta allo spreco condividiamo sicuramente l’ambito operativo, però siamo sostanzialmente diversi nelle modalità d’azione e negli attori coinvolti. 

Qual è il vostro augurio per l’Italia del futuro post-Covid? 

GIACOMO: io sono ottimista ma anche realista. Spero che l’Italia, grazie anche agli investimenti dall’Unione Europea, possa vedere uno sviluppo nella digitalizzazione della pubblica amministrazione e benefici per le PMI. D’altro canto, non mi aspetto un grande miglioramento, ma spero comunque in un leggero cambiamento rispetto a prima. Un ultimo augurio, forse un po’ scontato, è che in tutti i campi si dia più fiducia ai giovani e che si cerchi di investire su di loro creando delle circostanze favorevoli a far sviluppare le loro idee e gli obiettivi lavorativi in Italia. 

FEDERICA: io spero che l’Italia possa vedere questo momento come un’opportunità per ripartire e migliorarsi su diversi punti di vista. L’obiettivo nostro con Agroasta è anche inserirci in un cambiamento che parta dalle piccole realtà. All’augurio di Giacomo sui giovani aggiungo un mio augurio più specificatamente legato alla valorizzazione delle donne nell’ambito professionale.

ALESSANDRA: è importante vedere questa fase anche come un’opportunità per riscoprire le nostre radici e il legame con la propria terra, sentendoci orgogliosi del nostro Paese e delle sue ricchezze. Tutto ciò, tuttavia, con un approccio pragmatico e lucido sulle nostre potenzialità che permetta di costruire il futuro concretamente sulle numerose ricchezze che il nostro Paese possiede.

CATERINA: il mio augurio è che si riparta dalle competenze e che si inizi a costruire da esse. Nel nostro piccolo, ora Officine Italia inizierà con noi un programma di formazione e affiancamento per cercare di concretizzare il progetto. Questo dal mio punto di vista è il giusto approccio per valorizzare al meglio le capacità come punto di partenza di una possibile rinascita economica e sociale.