di Carolina Gadioli


“C’erano una volta le piccole librerie indipendenti che, costrette a chiudere a causa di un nemico globale chiamato Covid, non si persero d’animo ma si vestirono invece di coraggio, determinazione e nuove idee.”

Potrebbe essere questo l’incipit di un nuovo romanzo storico ambientato ai giorni nostri; e i protagonisti sarebbero sicuramente i tanti librai che hanno vissuto una situazione apparentemente utopica ma poi realmente accaduta: l’arrivo di una pandemia globale che ha fermato il mondo intero; e il mondo dei libri. Tuttavia, nella più totale improvvisazione, ciascuno ha trovato modo di reagire a questa immobilità, e così hanno fatto anche tantissime librerie indipendenti. Grazie ad uno spirito di iniziativa entusiasta e alla solidarietà esterna, sono riuscite a dimostrare (ancora una volta) l’importanza del loro ruolo in questa nostra realtà: essere la voce di quell’identità culturale e passione comune rivolta alla lettura è ciò che le rende così forti.

Ecco quindi che mai come in questo periodo, possiamo dire che “resilienza” ben s’addice alla storia che le piccole librerie indipendenti hanno vissuto nella fase del lockdown. Dopotutto, chi meglio di loro, sa cosa significhi reinventarsi ogni giorno per rimanere al di sopra di un sottilissimo filo teso tra l’esserci e l’esser dimenticati?

Ancor prima del lockdown infatti, erano tanti gli ostacoli che affliggevano il settore delle librerie indipendenti: innanzitutto perché in Italia si legge poco, lo dicono i dati Istat sulla lettura dei libri,  aggiornati al 3 dicembre 2019; negli ultimi anni la percentuale dei lettori è rimasta stabile al 40,6%. Di conseguenza il mercato del libro è fermo da anni in una situazione di tensione continua. Inoltre il mondo delle librerie indipendenti, si ritrova schiacciato tra le grandi catene di vendita di libri e un calo esasperante della lettura. Ma se avessero voluto vita facile, lo sanno bene i librai a capo di queste piccole realtà culturali, di sicuro non avrebbero scelto questo mestiere: dopotutto essere un libraio è uno stimolo continuo sollecitato dal vero amore per i libri e i lettori. E questo è stato dimostrato a pieno proprio durante il periodo di quarantena.

Uno dei primi passi infatti, è stato appropriarsi di nuovi mezzi di comunicazione per poter annullare la distanza tra libraio-cliente: mai come in questo tempo infatti, libri e Internet sono stati così uniti. Tantissimi librai infatti hanno iniziato una vera e propria maratona al “racconto” live. C’è chi ha condotto gli utenti tra gli scaffali delle proprie librerie domestiche, chi ha condiviso i suoi titoli preferiti cercando un confronto di opinioni e consigli e chi ha scelto, invece, di leggere in diretta dal suo salotto. Un bell’esempio, questo, di come social e altre piattaforme siano state il mezzo indispensabile a creare un legame forte e istantaneo tra venditore e consumatore. Insomma, il tempo collettivo di stand-by che siamo stati costretti a vivere, è diventato anche un tempo collettivo di condivisione serena di consigli di lettura, di pagine e di pensieri.

Ma tante altre iniziative sono arrivate anche dall’esterno e da realtà appartenenti al grande mondo dei libri. Il gruppo NW Consulenza e Marketing Editoriale, infatti, ha avviato dall’inizio della chiusura generale una bellissima iniziativa solidale a sostegno delle librerie indipendenti: “Libri da Asporto”, una vera e propria consegna a domicilio di libri! Il progetto ha permesso che le librerie indipendenti potessero far arrivare nelle case dei propri clienti tutti i libri da loro ordinati. Le spese di spedizione e la loro consegna sono state coperte dal sostegno economico di tantissimi editori che hanno aderito a questa bellissima iniziativa (ad una settimana dall’avvio del progetto avevano già preso parte 106 marchi editoriali!). Una risposta solidale ad un momento di difficoltà, che ha unito in un gesto di solidarietà tutti i protagonisti del settore del libro.

Un altro progetto che ha conquistato il cuore di moltissimi, è stato anche quello promosso dalla casa editrice Eris: “Adotta una libreria”. La casa editrice ha affermato di voler aiutare chi, “per tutto l’anno, sostiene e dà spazio ai nostri titoli”. Come realizzare quindi una rete di collegamento tra librerie e clienti? Creando un calendario! Ad ogni giorno di calendario è stato associato il nome di una libreria aderente all’iniziativa e ordinando dal sito della casa editrice, si è potuto partecipare al sostegno della libreria indipendente segnata in quella data. Un meccanismo efficace ed un’idea di grande empatia tra librerie e lettori, che ha portato un feedback positivo e stimolante.

In quest’ottica, sempre su iniziativa di varie case editrici e librerie indipendenti, è nato anche il progetto del “libro in sospeso”: una delle pratiche forse più conosciute e amate. Una tradizione che esisteva già da tempo e che ha trovato, in un’occasione del tutto nuova come quella del lockdown, il desiderio di tornare. È bastato un rapido passaparola che ha attraversato l’Italia da Nord a Sud e subito in moltissimi cittadini hanno preso parte al progetto: donare un libro ai bambini e ragazzi più in difficoltà. Un’idea che si è concretizzata grazie all’appoggio delle amministrazioni e delle librerie locali, insieme al gesto di solidarietà che in molti, ancora una volta,  hanno dimostrato. 

Davanti a questi esempi di reinvenzione e solidarietà, viene facile pensare che dopotutto, nonostante la crisi del settore del libro, il calo dei lettori in Italia e il periodo di chiusura, c’è ancora chi crede fortemente nella salvaguardia di queste realtà. Il riscontro positivo dei clienti che hanno accolto tutte queste iniziative, contribuendo realmente a salvaguardare tante librerie indipendenti di riferimento, è un dato che fa sorridere e sperare davvero di poter continuare a trasmettere nel tempo tutto l’amore che il mondo delle pagine stampate porta con sé.

E soprattutto, ancora una volta, le piccole librerie indipendenti hanno dimostrato di saper affrontare ogni nuova difficoltà a testa alta. Quando la determinazione è così forte, nemmeno una pandemia globale può frapporsi tra la passione di un libraio e il suo compito: custodire libri, consigliarli e condividerli con ciascuno di noi. Sarà per questo che Jean-Paul Sartre, ne “Le parole” scrisse: “Nei libri ho incontrato l’universo (…). La libreria: vi vedevo un tempio”.