di Federica Del Medico


In seguito alla recente introduzione del concetto di sviluppo sostenibile, l’ambito edilizio avverte sempre di più l’esigenza di ricercare l’ottimizzazione degli input (risorse di materiali e di energie rinnovabili) e la limitazione degli output (sostanze inquinanti e rifiuti), ponendo contestualmente una maggiore attenzione verso tematiche quali il benessere psicofisico degli individui e il comfort degli spazi. Riflesso di tale nuovo ed innovativo ‘atteggiamento’ può essere considerata la bioarchitettura, disciplina che attiene alla progettazione e realizzazione di ambienti in grado di coniugare l’utilizzo di materiali alternativi ed ecocompatibili alla salute degli individui, l’innovazione tecnologica e il rendimento energetico alla qualità estetica ed architettonica. Settore variegato e polimorfo, la bioarchitettura intrattiene una dialettica costante con discipline come la bioedilizia e la bioclimatica e, abitualmente, si avvale degli studi condotti da team di professionisti di diversi background (architetti, ingegneri, medici, psicologi) per creare dei veri e propri capolavori non solo sostenibili, ma anche esteticamente affascinanti. La bellezza che caratterizza gli edifici costruiti secondo il paradigma del ramo ‘green’ dell’architettura nasce infatti dall’unicità e dall’originalità degli spazi e dei materiali usati, come quelli del celebre architetto Ugo Sasso (1947-2009) che, avendo fondato nel 1991 l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura e ideato a Bolzano nel 1994 il primo condominio pubblico ecologico in Italia, è considerato a tutti gli effetti il padre della bioarchitettura nell’area italiana. Al centro della ricerca, pertanto, non si pongono solamente la funzionalità e il rispetto dell’ambiente, ma anche il fascino e l’eleganza, a riprova che l’ecologia possiede un forte ascendente culturale e creativo sulla qualità e sul prestigio architettonico

Un modello prettamente made in Italy che unisce indagine estetica e sostenibilità in termini ambientali è, per esempio, il celebre Bosco Verticale di Milano, complesso residenziale formato da due torri disegnate da Stefano Boeri nell’area Porta Nuova ed inaugurate nel 2014: oltre a possedere un enorme impatto scenografico, gli immobili ospitano 800 fra alberi, piante perenni e arbusti i quali costituiscono una sorta di ‘schermo vegetale’ in grado non solo di filtrare i raggi solari, ma anche di regolare l’umidità, assorbire biossido di carbonio e produrre ossigeno.  Esempio meno famoso ma ugualmente affascinante è l’asilo nido comunale di Guastalla (Reggio-Emilia), progettato da Mario Cucinella ed inaugurato nel 2012: si caratterizza, infatti, per la sua struttura che, composta in legno e vetro, impiega le più avanzate tecnologie in ambito sostenibile, come un impianto fotovoltaico, un impianto di raccolta delle acque piovane, un sistema di ventilazione ‘naturale’ data dalla presenza di lucernai apribili e uno di riscaldamento a pavimento. 

La bioarchitettura si pone pertanto come sintesi dell’eterna dialettica fra individuo e ambiente, costituendo un linguaggio capace di ricreare ambienti confortevoli che siano in grado di conciliare l’azione umana con la specifica realtà preesistente, a riprova che l’armonia fra specie diverse e il miglioramento della qualità della loro vita è possibile.